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Acqua del rubinetto a Bologna: com'è davvero e come leggere i dati della tua zona
Acqua del rubinetto a Bologna: è potabile? Scopri durezza, minerali, valori Hera per zona e come capire se serve un trattamento sotto il lavello.

L'acqua del rubinetto a Bologna si può bere tranquillamente?
Sì. L'acqua distribuita dall'acquedotto di Bologna è destinata al consumo umano e viene controllata per verificare il rispetto dei requisiti di potabilità.
Questo significa che, in condizioni ordinarie e in assenza di problemi specifici nella rete o nell'impianto domestico, possiamo bere l'acqua del rubinetto senza doverla necessariamente filtrare.
È un punto da chiarire subito, perché spesso si confondono due questioni diverse: la sicurezza dell'acqua e il piacere di berla.
Un'acqua può rispettare tutti i parametri di legge e avere comunque un sapore che non ci piace. Può lasciare calcare nel bollitore o avere un odore di cloro percepibile quando apriamo il rubinetto.
Non significa automaticamente che sia di cattiva qualità.
Secondo il rapporto Hera In buone acque, nel 2024 il 99,9% delle 178.093 analisi effettuate dal Gruppo sulla rete idrica è risultato conforme. Si tratta di un dato complessivo dell'intero Gruppo Hera, non della sola città di Bologna.
Anche la fiducia dei consumatori merita attenzione. Secondo Istat, nel 2025 circa tre famiglie italiane su dieci dichiaravano di non fidarsi a bere l'acqua del rubinetto.
La diffidenza, però, non equivale alla presenza di un problema nell'acqua.
Per sapere cosa arriva nella nostra abitazione, è più utile partire dalle analisi ufficiali che dalle impressioni.
Da dove arriva l'acqua che beviamo a Bologna?
L'acqua di Bologna proviene da una combinazione di acque superficiali e sotterranee. Tra le principali fonti ci sono il torrente Setta, il fiume Reno e diversi campi pozzi.
Non esiste quindi un'unica sorgente che alimenta ogni rubinetto della città.
Un ruolo importante è svolto dall'impianto di potabilizzazione di Val di Setta, nel territorio di Sasso Marconi.
In un approfondimento pubblicato da Arpae sulla rivista Ecoscienza nel 2014, il centro Val di Setta risultava contribuire mediamente a oltre il 50% del fabbisogno annuo del sistema idrico bolognese.
È un dato storico, utile per capire l'organizzazione dell'acquedotto, ma non va interpretato come una percentuale aggiornata al 2026.
L'acqua proveniente dalle diverse fonti viene trattata, controllata e distribuita attraverso una rete interconnessa.
Per questo motivo la composizione può variare a seconda della zona di fornitura e delle condizioni di esercizio dell'acquedotto.
Non dobbiamo immaginare l'acqua di Bologna come un prodotto sempre identico, con gli stessi valori in qualunque quartiere.
L'acqua è uguale in centro, alla Bolognina e a San Lazzaro?
No. Anche all'interno dello stesso comune possono esserci differenze significative.
Per esempio, secondo i dati Hera del primo semestre 2026 riportati per le diverse zone di fornitura, la durezza risulta pari a 19 gradi francesi nella zona Valsetta e a 29 gradi francesi nella zona denominata Bologna.
La differenza è concreta, soprattutto quando osserviamo quanto calcare si forma nel bollitore, sulla rubinetteria o sulle superfici della doccia.
Attenzione però: le zone di fornitura Hera non coincidono necessariamente con i quartieri amministrativi.
Una stessa città può essere alimentata da sistemi diversi e la zona corretta va verificata attraverso l'indirizzo.
È questo il motivo per cui, quando ci chiedono com'è l'acqua di Bologna, preferiamo distinguere tra i dati generali della città e quelli effettivamente riferiti all'abitazione.
Quali sono i valori dell'acqua a Bologna e provincia?
Questa tabella riassume alcuni parametri pubblicati da Hera per il primo semestre 2026.
| Zona di fornitura | Durezza °F | Calcio mg/l | Nitrati mg/l | Sodio mg/l |
|---|---|---|---|---|
| Valsetta | 19 | 61 | 2,3 | 14 |
| Bologna | 29 | 88 | 3,1 | 24 |
| Setta | 18 | 55 | 1,2 | 15 |
| Imola | 68 | 185 | 24,7 | 47 |
| San Giovanni in Persiceto | 35 | — | 8,8 | 32 |
| Bazzano (Valsamoggia) | 30 | — | 11,1 | — |
Fonte: Hera, “Che acqua bevi”, primo semestre 2026. Il trattino indica un valore non riportato in questa tabella, non l'assenza della sostanza.
Le differenze sono evidenti.
Nella zona Setta la durezza è di 18 °F, mentre nell'area di Imola raggiunge 68 °F.
Questo non significa che l'acqua di Imola non sia potabile. Significa che contiene una quantità molto maggiore di sali responsabili della durezza.
Ecco perché la stessa tecnologia per il trattamento domestico non risponde necessariamente alle esigenze di tutte le famiglie.
Chi vuole ridurre le incrostazioni in un'abitazione con acqua molto dura ha un problema diverso da chi vuole semplicemente migliorare il sapore dell'acqua da bere.
Cosa significano durezza, calcio, sodio e nitrati nelle analisi?
Sono valori che descrivono caratteristiche diverse dell'acqua. Leggerli separatamente aiuta a evitare conclusioni sbagliate.
Che cosa indica la durezza?
La durezza dipende principalmente dalla presenza di calcio e magnesio disciolti nell'acqua.
In Italia viene comunemente espressa in gradi francesi, indicati con °F.
Un'acqua più dura tende a favorire la formazione di depositi calcarei, soprattutto dove viene riscaldata o evapora.
Pensiamo alla patina bianca che compare sul rubinetto, ai depositi sulle pareti del bollitore o alle macchie sul vetro del box doccia.
Sono problemi pratici, non prove che l'acqua sia pericolosa da bere.
Per approfondire i valori locali e le conseguenze domestiche, abbiamo dedicato un articolo specifico alla durezza dell'acqua a Bologna.
Il calcio e il magnesio sono impurità?
No. Calcio e magnesio sono componenti minerali naturalmente presenti nell'acqua.
La loro concentrazione varia in funzione delle rocce attraversate e delle fonti di approvvigionamento.
Non bisogna quindi considerarli automaticamente sostanze da eliminare.
Un apparecchio installato in casa può modificare alcune caratteristiche dell'acqua, ma deve essere scelto in base a un'esigenza precisa, non semplicemente perché l'acqua contiene minerali.
Come si interpretano i nitrati?
I nitrati sono uno dei parametri monitorati nelle analisi dell'acqua potabile.
Il limite previsto dalla normativa è di 50 mg/l.
Nei dati Hera del primo semestre 2026 riportati nella tabella, troviamo per esempio 2,3 mg/l nella zona Valsetta, 3,1 mg/l nella zona Bologna e 24,7 mg/l nella zona Imola.
Tutti questi valori sono inferiori al limite indicato.
Questo confronto, però, riguarda soltanto i nitrati. La potabilità complessiva dipende dal rispetto dell'insieme dei requisiti previsti dalla normativa.
E il sodio?
Anche il sodio è normalmente presente nell'acqua.
Nelle analisi considerate troviamo valori diversi: 14 mg/l nella zona Valsetta, 24 mg/l nella zona Bologna e 47 mg/l nella zona Imola.
Il valore parametrico di legge è di 200 mg/l.
È utile sapere quanto sodio contiene l'acqua, senza però pensare che un valore più basso renda automaticamente un'acqua migliore sotto ogni aspetto.
L'acqua di Bologna ha molto residuo fisso?
Il residuo fisso descrive la quantità di sostanze disciolte che rimane dopo l'evaporazione dell'acqua in condizioni di analisi definite.
È un parametro diverso dalla durezza.
Secondo il rapporto Hera riferito al 2024, la media della provincia di Bologna era di 419 mg/l di residuo secco a 180 °C.
Nello stesso rapporto risultavano una durezza media di 29 °F, un pH di 7,5 e una concentrazione media di sodio di 23 mg/l.
Si tratta di valori medi provinciali, non delle analisi del singolo rubinetto.
Una precisazione importante: nella consultazione dei dati Hera per zona, il residuo fisso non è sempre disponibile.
Troviamo invece spesso la conducibilità elettrica, che misura quanto l'acqua è in grado di condurre corrente grazie alle sostanze ioniche disciolte.
I parametri sono collegati, ma non sono intercambiabili. Non possiamo ricavare un residuo fisso esatto semplicemente leggendo la conducibilità.
Per capire meglio le differenze, puoi leggere il nostro approfondimento su cos'è il residuo fisso dell'acqua e cosa significa.
Perché a volte l'acqua del rubinetto sa di cloro?
Il cloro e i disinfettanti utilizzati negli acquedotti servono a mantenere la qualità microbiologica dell'acqua durante la distribuzione.
La loro presenza può essere percepita attraverso l'odore o il sapore, anche quando l'acqua rispetta i parametri previsti.
È una delle ragioni per cui alcune persone preferiscono l'acqua in bottiglia pur avendo un acquedotto controllato.
La percezione può cambiare nel tempo e da un'abitazione all'altra.
Se l'acqua ha il normale odore legato alla disinfezione, possiamo provare a metterla in una caraffa pulita e lasciarla riposare brevemente, conservandola correttamente.
Un filtro a carbone attivo adatto all'uso previsto può essere una soluzione per migliorare alcune caratteristiche di gusto e odore.
Non dobbiamo però confondere un odore occasionale di disinfettante con una variazione insolita e persistente.
Se l'acqua diventa improvvisamente torbida, cambia colore o presenta un odore anomalo, non è il caso di acquistare subito un apparecchio pensando di risolvere tutto.
Prima bisogna contattare il gestore, verificare eventuali comunicazioni sul servizio e capire l'origine del problema. In caso di dubbio sulla potabilità, evitiamo di berla fino a chiarimento.
Un trattamento domestico non sostituisce i controlli sull'acqua.
Come faccio a trovare i valori dell'acqua della mia via?
Il riferimento da cui partire è il servizio ufficiale “Che acqua bevi” di Hera.
È preferibile consultare questo strumento invece di affidarsi a un valore generico trovato su internet.
Per leggere correttamente i risultati:
- Apri il servizio Hera dedicato alla qualità dell'acqua.
- Cerca il comune e individua la zona di fornitura associata al tuo indirizzo, seguendo le opzioni disponibili.
- Controlla a quale semestre si riferiscono i dati.
- Leggi i parametri che ti interessano: durezza, calcio, magnesio, sodio, nitrati, pH e conducibilità.
- Se un valore non è chiaro, chiedi al gestore come interpretarlo.
Questi dati sono aggiornati periodicamente. Non è quindi corretto trattare un'analisi del 2024 come se descrivesse necessariamente la situazione del 2026.
E non bisogna neppure attribuire a una strada una determinata zona di fornitura soltanto perché è vicina a un quartiere conosciuto.
Per essere precisi serve verificare il dato ufficiale associato alla fornitura.
I valori dell'acquedotto sono gli stessi che trovo nel rubinetto di casa?
Non necessariamente.
I dati del gestore descrivono la qualità dell'acqua distribuita nella rete e rappresentano il riferimento principale per conoscere la fornitura.
Ma tra il contatore e il rubinetto c'è l'impianto dell'edificio.
Tubazioni interne, serbatoi eventualmente presenti, condizioni di manutenzione e periodi di inutilizzo possono influire sulle caratteristiche dell'acqua al punto di consumo.
Hera ricorda nei propri documenti che la responsabilità del gestore termina al contatore. È una distinzione importante per capire dove cercare l'origine di un'eventuale anomalia.
Se l'acqua presenta caratteristiche insolite soltanto in un'abitazione, mentre nelle altre utenze vicine non ci sono segnalazioni, può essere necessario verificare anche l'impianto interno.
Per un problema sospetto non basta guardare il dato medio dell'acquedotto: può servire un'analisi specifica dell'acqua prelevata in casa, eseguita da un laboratorio competente.
Se l'acqua è già potabile, perché installare un apparecchio sotto il lavello?
Perché potabilità e preferenze personali sono cose diverse.
Un apparecchio domestico non deve necessariamente rendere potabile un'acqua che è già potabile. Può servire a modificarne il gusto e alcune caratteristiche, oppure a renderne più comodo il consumo.
È la distinzione che cerchiamo di spiegare quando qualcuno ci telefona per chiedere informazioni.
C'è chi beve volentieri l'acqua del rubinetto così com'è. Chi trova fastidioso il sapore. Chi desidera avere acqua frizzante direttamente in cucina. E chi vuole scegliere una diversa composizione dell'acqua da bere.
Sono esigenze differenti e non esiste una tecnologia ideale per tutti.
Quando può bastare un filtro a carbone attivo?
Se l'esigenza principale è migliorare il gusto e ridurre determinati odori, un sistema di filtrazione a carbone attivo può essere una soluzione da valutare.
Il nostro sistema Easy utilizza questa tecnologia e fornisce acqua naturale a temperatura ambiente.
Non è invece un addolcitore e non va presentato come una soluzione per eliminare il calcare.
Quando valutare la microfiltrazione?
La microfiltrazione è una tecnologia differente, che va scelta considerando le caratteristiche del sistema e le prestazioni dichiarate.
Il nostro Micro è compatto e asportabile, con configurazioni disponibili anche per l'acqua frizzante.
Quando ci chiedono se un apparecchio può produrre acqua gasata, verifichiamo quindi prima quale soluzione sia adatta alla richiesta.
Quando ha senso considerare l'osmosi inversa?
L'osmosi inversa è un trattamento che agisce anche su una parte importante dei sali disciolti nell'acqua, diversamente dalla semplice filtrazione a carbone attivo.
Richiede una valutazione più attenta della composizione dell'acqua in ingresso, della configurazione dell'apparecchio e della manutenzione.
Il nostro Osmo dispone di regolazione del gusto dell'acqua, funzione antiallagamento e lavaggio automatico delle membrane.
Una domanda che riceviamo spesso è se l'acqua ottenuta sia buona da bere o abbia troppo pochi minerali.
La risposta non può basarsi soltanto sul nome della tecnologia. Contano le caratteristiche dell'apparecchio, la regolazione e la composizione effettiva dell'acqua prodotta.
Soprattutto, non bisogna confondere un residuo fisso più basso con una qualità automaticamente superiore.
Puoi confrontare le diverse soluzioni nella pagina dedicata ai nostri apparecchi per il trattamento dell'acqua; cosa cambia in cucina lo raccontiamo anche in Acqua pura in casa.
Come capire quale soluzione è adatta alla propria casa?
Prima di scegliere, conviene partire da quello che vogliamo ottenere.
Se l'acqua del rubinetto ci piace e non abbiamo esigenze particolari, potremmo non aver bisogno di alcun apparecchio.
Se invece vogliamo modificarne il gusto, possiamo valutare un sistema dedicato all'acqua da bere.
Se il problema principale sono le incrostazioni di calcare su rubinetti, elettrodomestici e circuito dell'acqua calda, dobbiamo ragionare su un sistema di addolcimento per l'impianto domestico.
E se desideriamo acqua frizzante, la scelta deve tenere conto anche della funzione di gasatura.
C'è poi un aspetto pratico che non va trascurato: lo spazio disponibile.
Una delle domande che riceviamo più spesso riguarda la possibilità di collocare l'apparecchio sotto lo zoccolo dei mobili della cucina, anziché occupare il mobile del lavello.
Per alcuni modelli è possibile. Dipende dalle dimensioni e dalle condizioni di installazione, che valutiamo caso per caso.
Qualunque sistema venga scelto, è importante rispettare le indicazioni del produttore sulla manutenzione periodica e sulla sostituzione dei componenti filtranti.
Nella nostra pratica il cambio dei filtri avviene normalmente una volta all'anno, fermo restando quanto previsto per il singolo apparecchio.
A chi chiedere un consiglio sull'acqua di casa a Bologna?
Se vuoi capire meglio i valori della tua zona o valutare un apparecchio per l'acqua da bere, possiamo aiutarti a fare una scelta ragionata.
Siamo AirWaterTech, un'attività nata a Bologna nel 2016 da una famiglia di idraulici che lavora nel settore dal 1944.
Se vuoi conoscerci meglio, trovi la nostra storia nella pagina Chi siamo.
Non partiamo dall'idea che ogni casa debba avere un depuratore. Preferiamo capire qual è l'esigenza, quali caratteristiche ha l'acqua e quale soluzione può avere senso.
Chiama AirWaterTech allo 051 001 0729. Parliamo della tua acqua e di quello che vorresti ottenere, senza complicare una scelta che dovrebbe essere semplice.
